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Il Castagnaccio “sfamafamiglie”

Il castagnaccio fa parte di quelle “preziose” ricette della tradizione povera contadina toscana, perché la castagna era nel passato un alimento molto diffuso in tutte le campagne di poco costo e di grandissimo nutrimento.

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All’origine il castagnaccio era un piatto estremamente povero ma assai nutriente fatto solamente con farina di castagne e acqua, considerato uno “sfamafamiglie” poiché era un alimento sì povero ma sostanzioso e, riempendo velocemente, in grado di levare la fame nei tempi di miseria.  Talvolta quando l’orto lo permetteva si usava anche il rosmarino e quando c’era la spremitura delle olive lo si condiva con un goccio d’olio “nòvo”; solo in seguito, con l’arrivo del “benessere”, sono stati aggiunti tutti gli altri ingredienti.

Le origini del castagnaccio sono molto remote, la ricetta viene scritta per la prima volta da un tale Pilade da Lucca che la fa risalire ad un’usanza tipica della provincia senese.

Il castagnaccio, a seconda delle zone toscane, può assumere diversi nomi:
migliaccio, pattona,  toppone e altri nomi più strettamente regionali, ma gli ingredienti di base rimangono sempre gli stessi:
farina di castagne, olio extravergine d’oliva, acqua e  in alcuni casi, il rosmarino.

Per quanto riguarda le varianti può essere arricchito, a seconda della zona, anche da uvetta, pinoli, zucchero, mandorle, semi di finocchio, cioccolato, scorzette d’arancia candite, fichi secchi, prugne, grappa, liquore e così via.

Questo dipende anche dalla freschezza della farina di castagne: più è fresca meno ha bisogno di aggiunta di altri ingredienti per essere migliorata e addolcita. Ovvero se la farina risulta essere di ottima qualità non ha bisogno di ulteriori aggiunte di zucchero o liquori per sprigionare tutto il sapore tipico della farina di castagna.

Per quanto riguarda la presenza del rosmarino che caratterizza questa preparazione una leggenda racconta che le foglioline fresche utilizzate per profumare il castagnaccio costituivano una potentissima pozione d’amore e il giovane che avesse mangiato un pezzo di “gnaccia” offertogli da una ragazza si sarebbe completamente innamorato di lei e l’avrebbe sposata.

Il castagnaccio ha avuto un periodo di oblio dopo la seconda guerra mondiale dovuto al crescente benessere e all’abbandono della cucina “povera”. E’ stato poi riscoperto ultimamente grazie alle sue grandi proprietà nutritive e oggi è protagonista indiscusso di molte sagre autunnali.

È caratteristico delle zone appenniniche di Toscana, Liguria, Emilia e Piemonte e presente qualche differenza a seconda della zona: Secondo la ricetta Toscana andrebbe fatto con la farina di castagne del monte Amiata che si trova in commercio solo da fine novembre.

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La nostra ricetta prevede:
Farina di Castagne della Garfagnana , olio extra vergine di oliva , sale, solo pinoli Italiani, e un ingrediente “segreto”…che rende inimitabile il nostro castagnaccio.

Alessandra